La psicologia analitica, la psicoanalisi junghiana

L'intuizione fondamentale di Jung della psiche come sempre in evoluzione, in mutamento, dotata di un fine - in altre parole, in via di individuazione - rimane l'elemento chiave intorno a cui ogni altro costrutto della psicologia junghiana si basa. La complessa e attenta articolazione della fenomenologia dell'inconscio inteso in senso finalistico e della psiche come orientata al compimento di sé, che guida e governa gli attivi processi nella vita psicologica, costituisce l'ispirazione centrale. 


(…) La visione di Jung è che la psiche non sia fondamentalmente difettosa e patologica (ossia destinata ad una condizione tragica). Essa è piuttosto orientata ad un costante sviluppo che si estende lungo tutta l'esistenza ma può essere o meno interamente realizzato. In nessun caso questo significa ignorare la psicopatologia. Indubbiamente la psicopatologia corrompe e interrompe i processi individuativi della psiche in ogni momento della vita, ma la psiche cerca di superare le patologie in molti modi, e questa forza inconscia individuativa è ciò che  lo psicoanalista junghiano ricerca, l'elemento con cui si allea, e che utilizza per stimolare e incoraggiare i processi di cambiamento e crescita nella consapevolezza. 


L'analista tenta di seguire e facilitare una naturale emersione della forza del sé nella psiche piuttosto che imporre un programma, di miglioramento per il funzionamento dell'Io, o di rimozione per così dire chirurgica di strutture patologiche, ad esempio per mezzo di interpretazioni incisive. 


Generalmente, la psicoanalisi junghiana è vista come sforzo collaborativo tra analista e analizzando verso la riflessione.  Il dialogo, piuttosto che l'interpretazione dogmatica unilaterale, ne è la regola. 


Lavorare "nello spirito di Jung" significa, più di tutto, lavorare tenendo a mente l'intero sé psichico (come forza psichica traente e maturativa verso l'integrazione di parti psichiche scisse, ndR). E' principalmente un coinvolgimento in un'interazione dialettica tra la coscienza e i fenomeni inconsci e tra le due persone partecipanti al processo analitico.  Il fine dell'analisi è la graduale costruzione di una dialettica orientata a raggiungere un senso di completezza in termini personali e archetipici. Il risultato finale di un'analisi junghiana - concedendo la possibilità di questo "successo" - non è il miglior funzionamento o l'aumento di abilità adattative; nemmeno un maggior senso di benessere emotivo, felicità, o valore personale, sebbene questi siano effetti secondari preziosi. Il fine prioritario è la consapevolezza nel rintracciare una linea di vita che abbia una coerenza e una direzione, profondamente radicata nella psiche come fenomeno unitario, nel sé. Si raggiunge nel lavoro analitico una ampia prospettiva di come l'individuo si colloca nel suo contesto personale, culturale, storico. I complessi personali e culturali e le immagini archetipiche, emergendo nel lavoro analitico, incontrano la coscienza egoica e vi si combinano per formare un'immagine di sé molto più ampia di quella presente prima dell'analisi. 


(da Jungian  Psychoanalysis, Murray Stein, ed., 2010 Open Court, pp. xv-xvii )

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