Conferenze su Visioni e Inconscio


Queste Conferenze costituiscono una ricca ed estesa esposizione del metodo, applicato da Carl Jung e dalla sua Psicologia Analitica, alla conoscenza dei simboli del sogno e delle visioni. E’ questo un testo complesso e impegnativo (2 volumi di 750 pagine), che percorre non solo la situazione psicologica e psicopatologica di un individuo, ma soprattutto ci rivela, nei simboli e nelle visioni trattate, una vasta mappatura dell’esperienza psicologica umana e del suo sviluppo.

Le “visioni” sono una produzione di fantasia creata in uno stato di coscienza semi-vigile, nel momento tra il sonno e la veglia. La tecnica per lavorare sulle Visioni, utilizzata da Jung e dalla Psicologia Analitica, è definita Immaginazione Attiva. In tale condizione affiorano alla mente immagini e storie simili ma non identiche ai sogni, che rappresentano il mescolarsi e il fondersi del conscio con l’inconscio. Secondo Carl Gustav Jung i simboli, nei sogni e nelle fantasie, sono una creazione autonoma del nostro immaginare, equivalenti a ciò che nell’archeologia sono le iscrizioni rupestri: i “reperti” che narrano un modo di vita e di relazioni, in questo caso sarebbero i prodotti psichici, immateriali, non fisici; tali reperti, presenti nelle tradizioni religiose di popoli odierni e antichi, rivelano profonde verità sulla natura vivente della nostra esperienza psichica, nella nostra qualità di esseri umani in rapporto col mondo intorno a noi e soprattutto col mondo “dentro” di noi. La rivoluzione della psicologia moderna, brillantemente indagata da Sigmund Freud, ha significato il riconoscimento di un’esperienza psichica che non finisce con l’Io della volontà e della coscienza. È piccola cosa rispetto a ciò che resta inconscio (che non è un’entità definibile, ma un’attribuzione negativa). 

Si apre così nel ventesimo secolo, in psicologia, la conoscenza del “mondo interno” di là dalla volontà: Jung, psichiatra, psicoterapeuta, psicoanalista vi aprì una linea di ricerca originale, coraggiosa e innovativa, basata sullo studio del materiale psichico dei pazienti (sogni, visioni, narrazioni, produzioni simboliche anche di pazienti colpiti da gravi malattie mentali…) e lo mise a confronto con simboli e figure di tradizioni folkloriche e religiose di popoli e culture vicine e lontane. Questo lavoro di studio e comparazione gli permise di riconoscere elementi ricorrenti, trasversali,  somiglianze che emergevano tra il materiale dei pazienti (sogni, visioni, fantasie, narrazioni…) e il materiale del folklore e delle tradizioni religiose di molti popoli. Questo riscontro lo portò alla concezione della cosiddetta “psiche oggettiva”. Essa indica il “mondo interno” abitato da “potenze”/determinanti psichiche/complessi che nelle tradizioni religiose, folkloriche, dei popoli veniva rappresentato dal magico e dal divino. 

È importante ricordare che questi sviluppi emergono nel campo di lavoro dello psicologo, dello psicoterapeuta, dello psicoanalista che già agli inizi del XX secolo deve aiutare chi soffre, chi è affetto da malessere psicologico, nevrosi, disturbo d’ansia, crisi d’angoscia, isteria; insomma tutte le sofferenze emergenti nella cura in psicologia clinica, in psicoterapia e nel campo della sofferenza psicologica. Con Carl Gustav Jung, la psicoterapia moderna svolge il suo importante compito terapeutico per l’individuo moderno nella cura della frammentarietà che lo minaccia; l’individuo moderno, molto evoluto rispetto a numerose funzioni psichiche della razionalità, è tuttavia indebolito e “zoppo” psicologicamente, per non avere più accesso alle radici naturali, capaci di mantenere un equilibrio mentale, nella propria psiche. La psicoterapia e la cura analitica intervengono sulla scissione dell’individuo moderno che è alla base di molti disturbi psicologici: attacchi di panico, ansia generalizzata, varie forme di nevrosi, isteria, disturbi della personalità, stati depressivi, depressione nervosa, situazioni bipolari e borderline, di sotto il confine della malattia psichiatrica. La psicoterapia così intesa si assume il compito etico e terapeutico di rendere disponibile, a una persona la cui coscienza disorientata soffre di vari disturbi, una cura che permette di trovare un nuovo benessere e un più piacevole equilibrio psichico, di ritrovare sul piano personale quelle possibilità di senso della propria esperienza psichica, che l’individuo moderno difficilmente trova senza l’aiuto della psicoterapia moderna. (da Carl Jung - Visioni. Appunti del Seminario tenuto negli anni 1930-1934 (a cura di Claire Douglas), in due volumi, ©Edizioni Scientifiche Ma.Gi. srl . )

 Carl Gustav Jung. Visioni. Appunti del Seminario tenuto negli anni 1930-1934 (a cura di Claire Douglas), in due volumi, ©Edizioni Scientifiche Ma.Gi. srl . 

©Luca Stefano Colombo

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NOTE: Dal retro di copertina: (Claire Douglas, psicologa analista, psicologa, analista junghiana, membro della C.G. Jung Society of Southern California. ) 

“Il seminario prende l’avvio dal caso di una donna americana di circa trent’anni, Christiana Morgan, seguita da Jung in un percorso analitico all’interno del quale si erano presentate visioni piuttosto articolate. 

Le stesse visioni diventano, nel corso delle Conferenze, un viaggio all’interno della psiche inconscia in un itinerario saturo di incontri di chiara natura archetipica. 

Attraverso le straordinarie amplificazioni di queste immagini, Jung spalanca le porte all’intero universo della propria ricerca intellettuale e del proprio confronto con l’inconscio. Abbandonando completamente la prospettiva della coscienza, che lo aveva in parte guidato nel corso dell’analisi, volge tutto il suo interesse al linguaggio immaginale. E le immagini delle visioni, a volte punto di partenza della sua immaginazione attiva, rendono ragione della processualità dell’inconscio. I singoli tasselli della teoria – l’Anima e l’Animus, l’inconscio individuale e collettivo, il processo d’individuazione – si connettono per formare, tramite le visioni, la visione della psiche e dei suoi processi. 

L’agio e la naturalezza di Jung nel muoversi nel mondo simbolico non cessa mai di stupire. Dalla lettura del testo traspare tutta la leggerezza e la vivacità di quel linguaggio colloquiale che Jung sapeva utilizzare con grande maestria senza rinunciare ad argomentazioni complesse, a slanci di erudizione e a chiarificazioni sul piano clinico che arrivano puntuali ogni qualvolta si teme di poter perdere il filo della narrazione. La minuziosa trascrizione delle conferenze, a cura di Claire Douglas, comprende le riproduzioni delle pitture di C. Morgan le quali, a sostegno delle parole e al di fuori di esse, ritraggono la realtà della psiche. 

Gli argomenti trattati da Jung, così come tutti quelli che riguardano aspetti più profondi e universali dell’uomo, mantengono inalterati la loro attualità e il loro interesse. L’uomo di oggi, alla stregua dei partecipanti al seminario – non necessariamente addetti ai lavori -, si scopre con l’identica brama di conoscenza di se stesso e del mondo dei suoi predecessori, anche i più remoti." (Claire Douglas, psicologa analista, psicologa, analista junghiana, membro della C.G. Jung Society of Southern California. ) 

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